IL CASO MONCLER

In questi giorni è esploso l’affaire Moncler. Il programma televisivo Report ha mostrato immagini molto forti che hanno scosso gli animi degli italiani. Per la prima volta dei giornalisti riescono a documentare l’illegalità della “spiumatura” sulle oche vive in Ungheria, denunciando finalmente la crudele pratica illegale diffusa nella Comunità europea, la responsabile per i mancati controlli e per avere un regolamento che consente con facilità di “riciclare” la piuma illegale. Sabrina Giannini punta il dito contro diverse aziende del settore “lusso” che sfruttano con mezzi al dir poco disumani persone e animali per la produzione in parte localizzata fino in territori non riconosciuti dall’ONU pur di risparmiare pochi euro su capi venduti a prezzi esagerati in boutique. Stiamo parlando della Transnistria, la Repubblica fondata sul Soviet autoproclamatasi indipendente dalla Moldova.

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Il marchio più citato dal servizio di Report è Moncler, nota griffe divenuta riconoscibile grazie ai piumini in vera piuma d’oca, appunto. Ovviamente l’azienda non ha gradito tali “accuse” e ha risposto così pubblicando queste parole sull’home page del sito: “Moncler utilizza solo piuma acquistata da fornitori obbligati contrattualmente a garantire il rispetto dei principi a tutela degli animali”.

La casa di moda ha sicuramente perso punti,non solo in fatto di credibilità con i clienti ma anche con un imminente calo in borsa delle sue quotazioni e prevedibili conseguenze.

Quello che ci auguriamo dopo questa importante inchiesta è che i consumatori abbiano più coscienza nel fare i loro acquisti e che inizino a comprare meno e meglio, prediligendo la vera qualità e esclusività che solo il vero Made in Italy è in grado di dare.

di Roberta Spadoni

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