Mai un’edizione del Micam è stata così controversa. Andare o non andare alla fiera internazionale di calzature più importante al mondo, sapendo che i buyer avrebbero fatto fatica ad arrivare, che di gente in giro ce ne sarebbe stata ben poca e che la possibilità di fare affari dopo che il periodo di lockdown avendo frenato le vendite, ha lasciato i negozi pieni di merce invenduta?

Il dilemma non era da poco, perché partecipare al Micam costa, perché c’è un campionario da produrre, c’è una intensa quattro giorni milanese da organizzare e pagare. E, magari sarebbe stato meglio evitare  la concomitanza con le elezioni regionali e il referendum  sul taglio dei parlamentari.
L’unica ad non aver mai avuto alcun dubbio sul Micam è stata Assocalzaturifici che, da mesi, sfidando la sorte, aveva annunciato che il Micam si sarebbe fatto regolarmente, e con esso il Mipel e il Lineapelle.
Si sapeva già che sarebbero andati in pochi, perché le grandi imprese hanno preferito fare sicuri affari nei più sicuri showroom, ovviamente a Milano, o percorrere le vie del commercio telematico. Diverso il discorso per le piccole attività artigianali che hanno scelto di partecipare: “Vogliamo dare un segnale di coraggio, far vedere e far capire ai mercati di tutto il mondo, che noi ci siamo e vogliamo andare avanti”.
Erano pochi gli espositori: Assocalzaturifici ne aveva annunciati 500 tra italiani e stranieri, un terzo di quelli abituali, ma alla fine ne sono stati anche di meno perché nelle tre settimane che hanno preceduto l’evento fieristico, 90 espositori hanno rinunciato a partecipare. Non sono più venuti i brasiliani, assenti giustificati, così come turchi per difficoltà a viaggiare da una Paese all’altro con un virus Covid ancora in circolazione. Ma la maggior parte dei rinunciatari sono stati imprenditori italiani, che hanno rinunciato alla caparra versata al momento della prenotazione dello spazio.
Un problema non da poco per la macchina organizzativa del Micam che si è trovata con padiglioni con troppi spazi vuoti imprevisti da riempire e animare in qualche modo. <A sapere per tempo che un così cospicuo numero di espositori non sarebbe venuto, avremmo organizzato diversamente le posizioni degli stand, evitando troppi spazi vuoti tra uno e l’altro, ottimizzando le superficie dei quattro padiglioni  e, non ultimo, avremmo potuto rinunciare a un padiglione> dicevano quelli del Micam.
Così, quella che si è vista, è stata una fiera surreale, una fiera fantasma in cui i corridoi e le piazze dei padiglioni della fiera di Rho erano più ampi di sempre, ma anche più vuoti di sempre, visto che di buyer, alla fine, ne sono arrivati davvero pochi, soprattutto dall’Italia e dai paesi europei. Pochissimi quelli che sono riusciti ad arrivare dal mercato russo, ucraino, americano, cinese.
Di conseguenza, anche negli stand il movimento era davvero ridotto: qualche imprenditore si è detto soddisfatto perché nei primi giorni del Micam aveva ricevuto la visita di una decina di buyer, “per ordinativi ridotti, ma è pur sempre meglio di niente” diceva; qualcun altro non sapeva come ingannare il tempo infinito delle giornate della fiera, appoggiandosi allo stipite dello stand per osservare non si sa bene cosa, visto che non c’era niente e praticamente nessuno in giro.
Sì, certo, è stato dato un segnale di coraggio, la sfida contro i timori del Covid è stata ampiamente superata e vinta, ma alla fine della fiera, tutto è andato come ampiamente previsto. Né, d’altra parte, i calzaturieri si aspettavano chissà che cosa da questa edizione.
“Sapevamo che sarebbe andata a finire così – hanno detto quelli che, per quest’anno, hanno preferito rinunciare -, che sarebbero state solo spese e nessun ricavo visto che i mercati sono ancora saturi di prodotti”.
Sia chi c’era, sia chi ha scelto di non esserci, saranno presenti alla prossima edizione del Micam, a febbraio (sempre che il virus non continui ancora a far paura) ma Assocalzaturifici ha intenzione di fare propria una proposta venuta dai calzaturieri presenti in fiera: premiare chi c’è stato, mantenendo le stesse agevolazioni riservate loro in questa edizione e non riservare lo stesso trattamento nei confronti di chi ha snobbato l’evento.
La tre giorni è scorsa via in maniera lenta e pigra, non ha portato sorrisi, né ha rincuorato gli imprenditori “ma la fiera andava fatta e basta. Dovevamo esserci, anzi, avremmo dovuto essere in tanti di più”.